Le novità tecnologiche che segneranno il 2026
Dal CES di Las Vegas alle tendenze che vanno oltre il singolo gadget: uno sguardo alle tecnologie che non sono una moda, ma un segnale di cambiamento profondo.
PENSIERI FRANCHI: Insalata Mista cambia (ma poco)
Dopo una lunghissima pausa per le feste natalizie — la prima effettiva da quando Insalata Mista è nata — mi sembra doveroso ripartire scrivendo due parole su cosa potrebbe diventare Insalata Mista nel prossimo futuro.
Ho avuto modo di pensarci molto durante questa pausa, la cui ragione era in parte anche la volontà di ripensare il progetto a mente fresca, senza assecondare l’abitudine settimanale dello “sbrigare il compito”, seppure nella migliore maniera possibile.
In molti avete lamentato la lunghezza delle puntate, così come la mancanza del podcast, che rendeva la puntata più fruibile in diversi contesti. Ho pensato quindi di assecondare entrambe queste richieste e di provare con una formula nuova, che inizierà proprio con l’inizio di questo 2026.
Insalata Mista passerà quindi dalla cadenza settimanale a una cadenza quindicinale, nella speranza di non alimentare quell’ansia da accumulo di cose da leggere che la versione settimanale un po’ ha generato, me ne rendo conto.
Ma soprattutto perché in questo modo potrei lavorare, nella settimana successiva all’uscita dell’Insalata, alla seconda stagione del podcast. Un tentativo di prendere due piccioni con una fava, insomma: da un lato stancare meno i lettori con troppe Insalate da leggere ad accumularsi nella casella di posta, dall’altro soddisfare anche chi preferisce il formato audio.
Funzionerà? Non lo so, ovviamente. Se non dovesse, si torna alla vecchia formula, ovvio. Se c’è una cosa bella di questo formato è proprio quello di poter fare come si vuole, senza nessun vincolo.
Queste ovviamente non sono le uniche riflessioni che ho fatto su questo progetto, che tra l’altro è nato più come una sfida con me stesso che altro e che ora si avvicina a festeggiare il suo terzo compleanno. Ho ragionato sul futuro del progetto, sulla sua sostenibilità, sul suo significato profondo. Riflessioni che per ora ho deciso di non ascoltare (e tantomeno di condividere), vedremo come andrà questa ripresa di inizio anno. Tra le altre cose, c’è anche uno stile completamente rivisto nella generazione delle copertine che spero apprezziate.
Sappiate che nel futuro ci sono anche altri progetti editoriali, alcuni dei quali ritengo molto interessanti. Spero vivamente di poterli condividere con tutti voi nel corso di quest’anno.
Nel frattempo, grazie a tutti per avermi seguito fino a qui, ve ne sono davvero grato.
Buon 2026 a tutti.
Le novità tecnologiche che segneranno il 2026
Gennaio non è il mese ideale per dare una rapida occhiata alle novità tecnologiche che ci aspettano nel futuro prossimo solo perché segna l’inizio del nuovo anno. Lo è anche perché una delle fiere più importanti del mondo si tiene proprio nei primi giorni di gennaio a Las Vegas: il CES, Consumer Electronics Show, dove ormai vengono presentate novità di ogni genere che riguardano la tecnologia in senso molto ampio.
Il CES è il luogo in cui vengono mostrate le innovazioni legate alla casa, alla salute, ai computer e agli smartphone, alle automobili e a qualsiasi altra cosa abbia a che fare con la tecnologia. Per questo è un buon momento per fare il punto della situazione su ciò che possiamo aspettarci da qui in avanti.
Oltre alla singola novità, trovo particolarmente interessante provare a fare una sintesi e tracciare una linea di tendenza. Perché, al di là delle innovazioni estemporanee che con tutta probabilità non vivranno più di qualche stagione (chi ricorda ancora i televisori in 3D?), ci sono segnali evidenti che alcune tecnologie sono qui per restare e che segneranno in modo profondo il cambiamento delle nostre abitudini quotidiane. Si intravedono, per dirla in altro modo, quelle tendenze destinate a modificare drasticamente il nostro modo di vivere.
Una di queste, inutile girarci intorno, è l’avanzamento impressionante della robotica domestica. Dai prototipi antropomorfi di Boston Dynamics — che probabilmente impiegheranno ancora parecchio tempo prima di entrare davvero nelle nostre case — ai robot più piccoli e concreti che ci aiuteranno a pulire, organizzare, piegare i vestiti e stirare. È la tecnologia che, passo dopo passo, smette di essere straordinaria e diventa “normale”. Non è difficile immaginare che, da qui a cinque anni, molti di noi avranno un robot che non solo aspira e lava, ma si occupa anche del bucato e dell’ordine domestico.
Tutto questo richiede, ovviamente, una dose massiccia di intelligenza artificiale. E lo so: non ne potete più di sentirla nominare in ogni salsa, ma bisogna farsene una ragione. L’intelligenza artificiale oggi è come internet: una delle più grandi rivoluzioni della storia recente. E non solo. L’AI è, e sarà sempre di più, una “tecnologia abilitante”, come mi piace chiamarla, perché renderà possibili e accelererà lo sviluppo di moltissime altre tecnologie parallele.
Che 2026 sarà, quindi? Dal punto di vista globale mi auguro possa essere migliore di come è iniziato. Dal punto di vista tecnologico — che è quello che interessa questa newsletter — sarà invece un anno di passaggio: quello in cui vedremo lo sviluppo e le prime applicazioni concrete di innovazioni destinate a caratterizzare il prossimo decennio.
Buona lettura!
La fine dello “smart” come etichetta (e l’inizio della tecnologia invisibile)
Al CES degli ultimi anni — e quello del 2026 non fa eccezione — colpisce meno ciò che viene annunciato e molto di più come viene raccontato. Sempre più oggetti smettono di definirsi “smart” perché semplicemente non ha più senso farlo. In qualche modo, si da per scontato che gli oggetti siano connessi e se un tempo tutto questo è stato un elemento di novità sfruttabile dal marketing, oggi è quasi scontato che lampadine, termostati, elettrodomestici e serrature siano connessi a internet e controllabili da un’app.
Tutto questo ha realmente un’utilità? All’inizio probabilmente si trattava solamente di un pretesto sfruttato per vendere un oggetto aggiornato solo da questo punto di vista, oggi invece comincia finalmente a cambiare qualcosa di concreto. Dalle serrature che riconoscono l’utente senza passare da app o codici agli elettrodomestici che regolano consumi e cicli in autonomia, passando per i sistemi di illuminazione che reagiscono alla presenza e alla luce naturale senza chiedere conferme.
Marchi come Aqara, Samsung e LG hanno presentato ecosistemi domestici in cui l’intelligenza non è più un pulsante da premere, ma un comportamento invisibile, autonomo. Anche l’adozione sempre più estesa dello standard Matter (tra poco vedremo cos’è) va in questa direzione: meno configurazioni, meno attriti, meno interfacce.
La vera novità, nel 2026, non è che la tecnologia “pensi”, ma che smetta di essere essa stessa la novità. Non più il fatto che pensi, ma cosa pensa e cosa sarà in grado di fare grazie a queste nuove capacità. È un passaggio sottile ma fondamentale: quando una tecnologia funziona davvero, smette di farsi notare. Ed è proprio in quel momento che smette di sembrare nuova e inizia a diventare normale, a entrare nella nostra vita quotidiana.
A rendere possibile questa “tecnologia che scompare” c’è il già citato Matter. L’ennesimo nome da imparare non ci aiuta, ma questo è bene non farselo scappare perché è qui per durare. Si tratta di uno standard di interoperabilità promosso dalla Connectivity Standards Alliance che, semplificando molto, serve a far dialogare tra loro dispositivi di marche diverse senza passare da mille app proprietarie.
Lampadine, prese, sensori, serrature, termostati: se compatibili con Matter possono essere configurati più facilmente, funzionare in locale e rispondere agli stessi comandi, indipendentemente dall’ecosistema scelto. Non è una tecnologia spettacolare, ma è di quelle che mettono finalmente ordine tra i mille sistemi proprietari e che consentiranno davvero alla smart home di fare un salto in avanti.
Proprio per questo è fondamentale. Matter non aggiunge nuove funzioni wow, ma toglie complessità e passaggi inutili per l’utente finale. È uno di quei casi in cui il progresso non si misura da ciò che compare, ma anzi da ciò che sparisce: menu, protocolli, sigle, incompatibilità e configurazioni macchinose. Ed è anche il motivo per cui, al CES 2026, Matter viene citato come una sorta di linguaggio unico della casa connessa. Quando tutto funziona insieme senza farsi notare, la tecnologia smette di essere un esercizio di stile e diventa finalmente abitabile.
Robot domestici: dal gadget alla forza lavoro silenziosa
Il CES 2026 ha confermato una sensazione che covava da tempo: la robotica domestica sta lentamente smettendo di essere una curiosità tecnologica per trasformarsi in qualcosa di più simile a un elettrodomestico evoluto. Non parliamo ancora dei robot antropomorfi da fantascienza — quelli di Boston Dynamics restano, per ora, affascinanti dimostrazioni di ingegneria più che presenze imminenti nelle nostre case — ma di una nuova generazione di robot specializzati che iniziano a fare più cose e meglio.
Il robot di Roborock presentato al CES è in grado di salire le scale e pulire i gradini
Al CES sono stati presentati robot aspirapolvere capaci di riconoscere oggetti e superfici, bracci robotici domestici pensati per affiancare le pulizie, sistemi modulari che promettono di occuparsi non solo dei pavimenti ma anche del bucato, dell’organizzazione e della manutenzione di base.
Secondo quanto si è visto (inserisco qui intorno alcuni articoli e video utili), la vera differenza rispetto al passato non sta tanto nelle singole funzioni, quanto nel salto di affidabilità e integrazione: meno dimostrazioni spettacolari e più attenzione a ciò che può funzionare ogni giorno, senza supervisione continua. In altre parole: oggi che i robot aspirapolvere sono diventati una tecnologia consolidata, finalmente ci si sta spingendo nel risolvere quelli che rimangono problemi evidenti, come il fatto di poter salire una scala o pulire la scala stessa.
È così che il robot smette di essere un giocattolo costoso e diventa una forza lavoro silenziosa, un vero aiutante della casa che restituisce tempo utile togliendolo ai compiti ripetitivi. Non è difficile immaginare che, nel giro di pochi anni, avere in casa un sistema che aspira, lava e gestisce parte delle incombenze domestiche sarà percepito non come un lusso, ma come una scelta di buon senso. Ed è spesso così che le tecnologie più dirompenti entrano nella normalità: non facendo rumore, ma togliendone.
Auto: sempre più software e meno meccanica
Negli ultimi anni l’automobile ha iniziato a cambiare natura sotto i nostri occhi, ma il CES 2026 ha reso questo cambiamento impossibile da ignorare. Oggi l’auto è qualcosa che riguarda sempre meno i motori con i suoi cilindri e sempre di più il codice.
L’auto contemporanea non è più un oggetto concluso al momento dell’acquisto, ma una piattaforma che evolve nel tempo. Funzioni che si attivano via software, sistemi di assistenza alla guida che migliorano con gli update, interfacce che cambiano più spesso del design esterno.
In questo contesto non stupisce che al CES si siano affacciati sul mondo dell’auto anche nomi che, fino a poco tempo fa, associavamo ad altri settori. Aziende come Sony e Dreame — quest’ultima nota per aspirapolveri, motori elettrici e sistemi di controllo — hanno presentato concept di supercar elettriche che, al di là della loro reale commercializzazione, raccontano qualcosa di molto chiaro: l’automobile è sempre meno un prodotto meccanico e sempre più un oggetto tecnologico.
Chi sa progettare motori elettrici efficienti, batterie, software di controllo e sistemi intelligenti oggi ha competenze più rilevanti di chi, per decenni, ha costruito cambi meccanici e motori. È un passaggio storico che ricorda da vicino quello avvenuto quando si passò dalle calcolatrici meccaniche ai computer: all’inizio sembravano fare la stessa cosa, poi ci si rese conto che il paradigma era completamente diverso.
Allo stesso modo, continuare a guardare l’auto solo come “mezzo di trasporto” rischia di farci perdere il quadro più ampio. L’automobile sta diventando un computer su ruote, con tutte le conseguenze — economiche, culturali e politiche — che questo comporta. E come spesso accade nelle transizioni profonde, il cambiamento non arriva annunciandosi come rivoluzione, ma insinuandosi lentamente nelle nostre abitudini.
Batterie a stato solido: la rivoluzione che lavora sottotraccia
Se c’è una tecnologia che rischia di passare inosservata pur avendo il potenziale di cambiare tutto, quella è la batteria a stato solido. Al CES 2026 non è stata la protagonista dei titoli più rumorosi, ma è comparsa come promessa concreta in molti annunci legati all’auto elettrica, alla mobilità leggera e all’elettronica di consumo.
Il principio è noto: sostituire l’elettrolita liquido con uno solido significa batterie più sicure, più dense dal punto di vista energetico, più longeve e potenzialmente molto più rapide da ricaricare. È la vera rivoluzione che attendiamo nel settore delle auto a propulsione elettrica, quella che porterà ad avere addirittura più autonomia delle auto a combustione e con tempi di ricarica (o rifornimento) paragonabili.
Aziende come Toyota continuano a indicare questa tecnologia come il vero punto di svolta per l’elettrico, mentre realtà come QuantumScape lavorano da anni per portarla fuori dai laboratori.
Nel 2026 qualcosa pare iniziare a cambiare davvero. Come raccontato anche da dmove.it, una batteria a stato solido — la Donut Battery sviluppata da Donut Lab — è entrata in produzione, con caratteristiche che fino a poco tempo fa sembravano teoriche: ricarica completa in cinque minuti e una densità energetica di circa 400 Wh/kg. Al di là del singolo prodotto — e dei dati di targa che andranno poi provati con test sul campo — il segnale è chiaro: non si parla più solo di ricerca e prototipi, ma di tecnologie che iniziano a uscire dalla fase sperimentale. E il punto, ancora una volta, non riguarda solo l’automobile.
Batterie migliori significano dispositivi che durano di più, sistemi di accumulo domestico più sicuri, infrastrutture energetiche più flessibili. È una di quelle innovazioni che non cambiano direttamente le abitudini, ma rendono possibili tutte le altre. Quando il modo in cui immagazziniamo energia migliora davvero, cambia il perimetro stesso di ciò che la tecnologia può permettersi di fare.
A rendere il quadro ancora più interessante c’è anche ciò che sta accadendo nei laboratori. Sempre secondo quanto riportato da dmove.it, alcune ricerche sperimentali hanno già raggiunto densità energetiche di 824 Wh/kg, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 1.000 Wh/kg. Numeri che, per ora, non riguardano prodotti commerciali, ma che aiutano a capire quanto margine di miglioramento esista ancora. È il classico caso in cui la distanza tra laboratorio e mercato conta meno della direzione imboccata: se anche solo una parte di questi risultati dovesse tradursi in applicazioni reali, l’impatto sulla mobilità, sulla robotica e sui dispositivi domestici sarebbe difficilmente paragonabile a qualsiasi altra innovazione “visibile”.
L’AI smette di parlare e inizia a fare
Arrivati a questo punto è impossibile fingere che l’intelligenza artificiale non esista o non conti. Non perché sia di moda, ma perché è, a tutti gli effetti, la tecnologia abilitante di questi anni. La differenza, nel 2026, è che l’AI smette di presentarsi sotto forma di chatbot che rispondono in modo del tutto umano (a questo ci siamo ormai incredibilmente abituati) e inizia a lavorare davvero, spesso lontano dallo sguardo dell’utente.
Al CES, NVIDIA ha mostrato come la nuova generazione di piattaforme hardware e software — pensate per addestrare ed eseguire modelli sempre più complessi anche “on device” — stia creando le condizioni per sistemi di intelligenza artificiale più autonomi, più rapidi e meno dipendenti dal cloud. Se vi occorre un ripassino su chi è Nvidia e sul perché è l’azienda più importante nel settore dell’intelligenza artificiale, vi propongo un ripassino di una vecchia Insalata Mista:
Dai videogiochi all’Intelligenza Artificiale: l'intuizione di NVIDIA e l'evoluzione delle GPU
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Il vero salto concettuale però riguarda lo sviluppo degli agenti AI: sistemi che non si limitano a rispondere a una domanda, ma sono in grado di pianificare azioni, coordinare strumenti diversi, prendere decisioni entro confini prestabiliti. Gli agenti non ci parlano, o lo fanno il minimo indispensabile, ma in compenso, come suggerisce il nome, agiscono. Un agente può organizzare un viaggio, gestire una casa connessa, ottimizzare consumi, coordinare robot domestici o automatizzare parti intere del lavoro quotidiano.
È qui che l’AI smette di essere un’interfaccia e diventa un comportamento. E come spesso accade, il cambiamento più profondo non è quello che vediamo, ma quello che diamo per scontato: quando delegare decisioni limitate a sistemi intelligenti diventerà normale, il nostro rapporto con il tempo, con il lavoro e con la tecnologia stessa sarà destinato a cambiare in modo molto più radicale di quanto non abbiano fatto i chatbot negli ultimi due anni.
Questa trasformazione diventa particolarmente evidente quando l’AI esce dallo schermo e incontra il mondo fisico. Un esempio sorprendente arriva da LEGO, che ha presentato LEGO Smart Play: mattoncini capaci di reagire, muoversi, adattarsi al contesto e interagire tra loro in modo dinamico. Non è solo un gioco più evoluto, ma un’anticipazione di come l’intelligenza artificiale possa diventare comportamento incorporato negli oggetti. Gli agenti AI non vivono più solo nei server o nelle app, ma iniziano a manifestarsi in cose che tocchiamo e utilizziamo quotidianamente.
È lo stesso principio che ritroveremo nella casa, nella robotica domestica, nell’auto e nei sistemi di automazione personale. Quando deleghiamo a un sistema intelligente non una risposta, ma una sequenza di azioni, cambia il nostro rapporto con la tecnologia. E, più in profondità, cambia il nostro rapporto con il tempo, con l’attenzione e con l’idea stessa di controllo.
Cosa ci raccontano le novità presentate al CES
Questa che avete letto è una rapidissima carrellata di quello che, a mio modo di vedere, è stato presentato al CES e che impatterà nella nostra vita quotidiana nel modo più concreto. Ho lasciato fuori da questa breve lista moltissime novità che riguardano altri ambiti dove la tecnologia sta dando il meglio di sé. Uno di questi è la salute, per esempio. L’healthcare è uno degli ambiti a cui le aziende tecnologiche guardano con maggior interesse perché garantisce ancora ottimi margini di miglioramento e soprattutto di guadagno. Non è un caso se Apple ha dedicato un dispositivo intero — Apple Watch, per chi non se ne fosse accorto — a questo scopo.
Un altro ambito di interesse e sviluppo è quello dei giocattoli intelligenti, ovvero gli smart toys, che ho volutamente tenuto fuori da questa lista perché sarà oggetto di un’Insalata Mista dedicata. I giocattoli, di cui ho inserito soltanto un piccolissimo assaggio parlando dei mattoncini intelligenti di Lego, stanno rapidamente evolvendo verso l’intelligenza artificiale e questo, di nuovo, cambia radicalmente tutto.
I giocattoli non saranno più qualcosa che compri e rimane così come l’hai acquistato, ma evolveranno nel tempo con gli aggiornamenti. Parleranno, risponderanno e assumeranno atteggiamenti e comportamenti che renderanno realtà quello che nella nostra infanzia potevamo soltanto immaginare. Se da piccoli immaginavamo l’orsacchiotto parlarci e dialogare con altri peluche, oggi questa cosa succede realmente ed è molto più reale di quanto ci si potrebbe mai aspettare.
Se solo pochi anni fa guardavamo agli oggetti smart come qualcosa di rivoluzionario perché potevamo accendere il forno dal telefono, oggi tutto questo fa un salto in avanti incredibile, tanto da rendere quell’etichetta “smart” quasi ridicola a antiquata. Oggi possiamo far controllare il clima della casa e la luminosità a un’intelligenza che fa cose per conto nostro. L’auto diventerà un’estensione dello smartphone e ad aiutarci nel compiti quotidiani avremo a breve robot capaci di pulire e rassettare la casa in modo completamente autonomo, con un’autonomia delle batterie che supera qualsiasi previsione.
Questo mondo, che assomiglia sempre di più al futuro dei romanzi di fantascienza è, nel 2026, non solo più attuale di sempre, ma a portata di qualche altro anno di ricerca e sviluppo.
Se sei arrivato fino a qui, innanzitutto ti ringrazio.
Non ci siamo presentati: mi chiamo Franco Aquini e da anni scrivo di tecnologia e lavoro nel marketing e nella comunicazione.
Se hai apprezzato la newsletter Insalata Mista ti chiedo un favore: lascia un commento, una recensione, condividi la newsletter e più in generale parlane. Per me sarà la più grande ricompensa, oltre al fatto di sapere che hai gradito quello che ho scritto.
Franco Aquini






