Cos'è davvero la felicità? Duemila anni di filosofia, il paradosso di Easterlin e tre generazioni a confronto per capire se la stiamo cercando nel posto giusto.
Quella sensazione di pienezza che distende i muscoli delle spalle, rialza gli angoli della bocca e fa apparire tutto più luminoso intorno a te... che io ricordi non può provenire da oggetti ma dalle relazioni con le persone. Essere circondati, fidarsi, aiutarsi..
Quindi una felicità alla portata di tutti ma impossibile perché prevalgono diffidenza, pregiudizio, paura di essere fregati e impulso a fregare.
Questo testo, Franco, cerca di mettere ordine sul complesso tema della felicità: da dove ha origine questa sensazione? Perché muta a seconda dell'epoca storica o del livello di reddito? E, soprattutto, dove e come dovremmo cercarla?
Oggi ho 52 anni e ho smesso di rincorrere la "felicità" in senso stretto, preferendo dedicarmi alla ricerca di equilibrio e serenità. Accumulare denaro o acquistare beni effimeri non mi rende più felice. Potrei anche comprare una macchina stupenda, ma l'appagamento per quel bene svanirebbe probabilmente nel preciso istante in cui vedessi il mio vicino parcheggiarne una migliore.
Credo che essere felici significhi, in realtà, saper godere di ciò che già si possiede, di quanto si è costruito e della persona che si è diventati (senza che questo implichi rinunciare a migliorarsi, sia chiaro).
Inoltre, la felicità non deriva sempre e solo dal raggiungimento degli obiettivi prefissati: si può godere di ricchezza, virtù e di una vita appagante, ma saremo sempre esposti a incognite impossibili da controllare, prima fra tutte la salute.
Ciao Giuseppe. Quello che scrivi è proprio quello che mi ha spinto a fare questa modesta ricerca. E probabilmente è proprio come dici tu. Grazie per il tuo commento!
Bellissima riflessione. Aggiungo un mio umile tassello, forse ancora piú triste. A mio parere il confronto con gli altri é un parametro determinante in quest'epoca,e fortemente dannoso: ci fa sentire meno felici e, traviati dalla maschera che tutti indossano, ci fa pure vergognare di non esserlo come gli altri.
Quando siamo felici facciamoci caso. Non è sempre scontato riconoscerla la felicità, perché non è un sentimento costante (quella al massimo è la serenità). Bisogna essere allenati e predisposti a riconoscerla.
Quella sensazione di pienezza che distende i muscoli delle spalle, rialza gli angoli della bocca e fa apparire tutto più luminoso intorno a te... che io ricordi non può provenire da oggetti ma dalle relazioni con le persone. Essere circondati, fidarsi, aiutarsi..
Quindi una felicità alla portata di tutti ma impossibile perché prevalgono diffidenza, pregiudizio, paura di essere fregati e impulso a fregare.
Vero anche questo
Questo testo, Franco, cerca di mettere ordine sul complesso tema della felicità: da dove ha origine questa sensazione? Perché muta a seconda dell'epoca storica o del livello di reddito? E, soprattutto, dove e come dovremmo cercarla?
Oggi ho 52 anni e ho smesso di rincorrere la "felicità" in senso stretto, preferendo dedicarmi alla ricerca di equilibrio e serenità. Accumulare denaro o acquistare beni effimeri non mi rende più felice. Potrei anche comprare una macchina stupenda, ma l'appagamento per quel bene svanirebbe probabilmente nel preciso istante in cui vedessi il mio vicino parcheggiarne una migliore.
Credo che essere felici significhi, in realtà, saper godere di ciò che già si possiede, di quanto si è costruito e della persona che si è diventati (senza che questo implichi rinunciare a migliorarsi, sia chiaro).
Inoltre, la felicità non deriva sempre e solo dal raggiungimento degli obiettivi prefissati: si può godere di ricchezza, virtù e di una vita appagante, ma saremo sempre esposti a incognite impossibili da controllare, prima fra tutte la salute.
Ciao Giuseppe. Quello che scrivi è proprio quello che mi ha spinto a fare questa modesta ricerca. E probabilmente è proprio come dici tu. Grazie per il tuo commento!
Bellissima riflessione. Aggiungo un mio umile tassello, forse ancora piú triste. A mio parere il confronto con gli altri é un parametro determinante in quest'epoca,e fortemente dannoso: ci fa sentire meno felici e, traviati dalla maschera che tutti indossano, ci fa pure vergognare di non esserlo come gli altri.
Invece fondamentale e prezioso tassello Emanuele. Grazie
Quando siamo felici facciamoci caso. Non è sempre scontato riconoscerla la felicità, perché non è un sentimento costante (quella al massimo è la serenità). Bisogna essere allenati e predisposti a riconoscerla.
Infatti, proprio così. Sono partito proprio dalla difficoltà di riconoscere la felicità, che troppo spesso confondiamo con altre cose. Grazie Angela
L’asticella dell’”Insalata” è sempre più alta… 😎 Mi è sfuggito o non hai citato “Avere o essere?” di Fromm?
Eh cavolo Paolo, hai ragione. D’altronde non sarà l’unica cosa che non ho citato, ma almeno a questa hai rimediato tu.