Ci auto-sabotiamo senza accorgercene: alibi, distrazioni digitali e paure nascoste guidano molte scelte quotidiane. Capirlo è il primo antidoto al rimandare.
Come al solito splendido articolo. L'aspetto divertente è che l'ho letto anche per rimandare un lavoro noioso che volevo procrastinare. Essere consapevoli di un "comportamento" è il primo passo per correggerlo
Tema molto interessante e portatore di utili riflessioni.
Conosco bene il problema dell'autosabotarsi e del rimandare all'infinito un compito sgradito.
E più rimandiamo una cosa, più ci sembrerà brutta, pesante, impegnativa, perché il nostro stesso rifiuto che continuamente si abbatte su essa contribuisce a dipingerla come un muro alto e invalicabile, convincendoci sempre di più che sia proprio così.
Un'altra differenza rispetto alle distrazioni, oltre a quelle da te menzionate di attrattiva e costo nullo, è che le percepiamo a briciole: una briciola di qua, una briciola di là, e che sarà mai? Sono innocue! Peccato che poi ci accorgiamo che tutte quelle briciole sono diventate una grande pagnotta che ci ha tenuto un'ora filata sui social.
Com'è che invece quando c'è un task che vogliamo evitare lo percepiamo sempre come un mega blocco granitico e non scomponibile? Come se per risolvere la grana dovessimo per forza ingurgitare tutto in un sol boccone, rendendolo di fatto inapprocciabile.
Come diceva qualcuno: i problemi si risolvono a fette! Se scomponiamo il problema in piccole parti troveremo il coraggio per affrontare la prima, la cui risoluzione potrà darci a sua volta fiducia ed autostima nell'affrontare le successive, ora che ci siamo messi in moto e l'ostacolo non sembra più tanto grosso.
E ora se mi scusate, parlando di fette e pagnotte mi è venuta voglia di un bel panino.
Hai ragione Sergio, infatti uno dei più grandi insegnamenti che mi sono portato dietro dalle superiori è proprio quello che ricevetti durante le lezioni di informatica: scomporre un problema grande in problemi più piccoli.
io le applico tutti i giorni. Farei di tutto per non lavorare, per non sentire la voce dei miei colleghi, per non leggere una singola parola di un'email. E non è il tipo di lavoro sbagliato, i colleghi o i clienti. E' che io so che lavorare è una perdita di tempo. Una perdita di tempo dal camminare, dal guardare film, dal leggere libri o fumetti. Oppure da studiare, si studiare, imparare sempre qualcosa di nuovo. Invece il lavoro con le sue dinamiche, è la più riuscita forma di coercizione attuale. Allora faccio di tutto per non farlo. Finchè arrivano le scadenze, le deadline e mi metto a correre. Invece, nel mio tempo libero, sono parecchio organizzato e preciso. L'esatto contrario. Chissà perchè 😂
Come al solito splendido articolo. L'aspetto divertente è che l'ho letto anche per rimandare un lavoro noioso che volevo procrastinare. Essere consapevoli di un "comportamento" è il primo passo per correggerlo
Ma infatti Insalata Mista arriva il lunedì mattina alle 6 proprio per quel motivo :-D
Grazie mille Giuseppe, davvero!
Tema molto interessante e portatore di utili riflessioni.
Conosco bene il problema dell'autosabotarsi e del rimandare all'infinito un compito sgradito.
E più rimandiamo una cosa, più ci sembrerà brutta, pesante, impegnativa, perché il nostro stesso rifiuto che continuamente si abbatte su essa contribuisce a dipingerla come un muro alto e invalicabile, convincendoci sempre di più che sia proprio così.
Un'altra differenza rispetto alle distrazioni, oltre a quelle da te menzionate di attrattiva e costo nullo, è che le percepiamo a briciole: una briciola di qua, una briciola di là, e che sarà mai? Sono innocue! Peccato che poi ci accorgiamo che tutte quelle briciole sono diventate una grande pagnotta che ci ha tenuto un'ora filata sui social.
Com'è che invece quando c'è un task che vogliamo evitare lo percepiamo sempre come un mega blocco granitico e non scomponibile? Come se per risolvere la grana dovessimo per forza ingurgitare tutto in un sol boccone, rendendolo di fatto inapprocciabile.
Come diceva qualcuno: i problemi si risolvono a fette! Se scomponiamo il problema in piccole parti troveremo il coraggio per affrontare la prima, la cui risoluzione potrà darci a sua volta fiducia ed autostima nell'affrontare le successive, ora che ci siamo messi in moto e l'ostacolo non sembra più tanto grosso.
E ora se mi scusate, parlando di fette e pagnotte mi è venuta voglia di un bel panino.
Perché non solo di Insalate si vive, no? :)
Hai ragione Sergio, infatti uno dei più grandi insegnamenti che mi sono portato dietro dalle superiori è proprio quello che ricevetti durante le lezioni di informatica: scomporre un problema grande in problemi più piccoli.
Grazie e speriamo che il panino fosse buono! :-)
io le applico tutti i giorni. Farei di tutto per non lavorare, per non sentire la voce dei miei colleghi, per non leggere una singola parola di un'email. E non è il tipo di lavoro sbagliato, i colleghi o i clienti. E' che io so che lavorare è una perdita di tempo. Una perdita di tempo dal camminare, dal guardare film, dal leggere libri o fumetti. Oppure da studiare, si studiare, imparare sempre qualcosa di nuovo. Invece il lavoro con le sue dinamiche, è la più riuscita forma di coercizione attuale. Allora faccio di tutto per non farlo. Finchè arrivano le scadenze, le deadline e mi metto a correre. Invece, nel mio tempo libero, sono parecchio organizzato e preciso. L'esatto contrario. Chissà perchè 😂